Gita a Venezia!!! (25-28 aprile 2013)

28 04 2013

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MANI PER TUTTI, TUTTI PER MANO!!!

9 03 2013

TORINO-BOLZANO DI NUOVO INSIEME!!!

oneDopo le vacanze estive e la grande impresa della Missione della scorsa primavera il nostro Gruppo Giovani si è rincontrato con il Gruppo Giovani di Bolzano il 09-10 Marzo a Onè (Verona)!!!

Questa avventura cominciata ormai 4 anni fa grazie all’impegno e alla perseveranza di Fra Beppe e Padre Davide continua ed io personalmente mi ritrovo ad attendere con ansia questi momenti in cui riusciamo a stare tutti insieme.

Abbiamo trascorso due giorni all’insegna dell’allegria per confrontarci su come poter essere meglio un Gruppo, per darci una mano a camminare insieme, per prendere esempio dall’amore di Cristo per noi, che ci “amò fino alla fine”. Anche noi dobbiamo imparare ad essere più indulgenti con chi ci è vicino e più generosi nel dare senza aspettarci per forza qualcosa in cambio.

Il confronto tra i nostri due gruppi ci aiuta a crescere facendoci capire dove e come potremmo migliorare, per far si che il nostro cammino proceda, ci rassicura sapere che purtroppo non solo nel nostro gruppo ci sono persone che si sono allontanate o capitano discussioni che possono creare delle divisioni, ma parlandone assieme, vedendo le situazioni dall’esterno, si cerca di capire dove si è sbagliato per cercare di non ripetere più gli stessi errori.

A volte nei nostri gruppi si passa un sacco di tempo insieme, ma non ci si conosce davvero, si tende a parlare o a stare sempre con le stesse persone, ma per stare bene insieme bisogna aprire gli occhi ed il cuore e conoscersi per capirci e per non avere incomprensioni bisogna aver coraggio e parlarsi chiaro, perché così facendo si possono scoprire delle bellissime persone e possono nascere delle fantastiche amicizie.

Ringrazio per questi momenti di Comunità, in cui si riesce a stare serenamente tutti insieme a collaborare l’uno con l’altro anche per le piccole cose come apparecchiare tavola o lavare i piatti. Non importa se viviamo tutto l’anno a chilometri di distanza e se le occasioni per vederci sono rare, basta rincontrarci ed il tempo sembra non essere passato.





INSIEME A BOLOGNA!!!

11 11 2012

bolognaUna parte del gruppo giovani è partito alla volta di Bologna per un incontro con i giovani bolognesi per approfondire la nostra conoscenza tra Giovani Domenicani e per parlare insieme del tema di Economia di Comunione.

L’accoglienza a Bologna è stata magnifica non solo da parte dei giovani, ma anche dei frati, che abbiamo tutti conosciuto l’anno scorso qui a Torino per la Missione, i quali sono nel convento di San Domenico per effettuare i loro studi di filosofia e teologia.

I giovani di Bologna sono un gruppo di ragazzi universitari e post universitari, fanno parte del gruppo anche due ragazzi che si sono sposati ed hanno dato alla luce il piccolo Tommaso ai cui tutti noi Giovani facciamo i migliori auguri.

Il Sabato è stato dedicato alla scoperta del capoluogo emiliano, i giovani ci hanno guidato per il centro storico parlandoci non solo della storia e dell’arte delle magnifiche Chiese e Monumenti di Bologna, ma anche delle abitudini e dei punti di ritrovo dei bolognesi.

La sera poi dopo una bella pizza insieme siamo andati alla scoperta della “Bologna by night”, la città è famosa per essere un polo universitario per cui è ricca di studenti che il sabato sera si ritrovano sotto i portici del centro, la particolarità che abbiamo notato e ci ha stupito è la divisione dei punti di ritrovo: infatti a Bologna ci sono vie in cui si ritrovano esclusivamente liceali, poi si attraversa una piazza e ci si ritrova in vie frequentate esclusivamente da universitari, poi ci sono vie per i post-universitari ecc… una città organizzata insomma.

La domenica mattina ci siamo ritrovati tutti insieme per approfondire, con degli esperti, il tema dell’Economia di Comunione, perché il nostro essere Cristiani e Domenicani si rispecchi nella vita di tutti i giorni, per non basare la nostra felicità solo su ciò che abbiamo materialmente, ma anche e soprattutto sugli affetti, perché le cose che ci rendono davvero felici in fondo sono gratis.

In questi pochi giorni a nostra disposizione, abbiamo potuto toccare con mano come sia bello poter essere una comunità anche se si vive a chilometri di distanza, come nonostante le età diverse sia importante avere un dialogo aperto per poterci arricchire l’un l’altro. Basta solo riuscire a tenere aperta la porta del cuore.





Ritiro Giovani MdR a Susa (TO) 15-16 Settembre 2012

24 09 2012




Io ci sto: con la testa e con il cuore

16 09 2012

Il weekend del 15-16 settembre scorso si è svolto a Susa il ritiro spirituale del gruppo giovani animatori MdR. E per la prima volta questo momento di condivisione fraterna ha visto anche la partecipazione del gruppo dei giovanissimi.

Già, perché da quest’anno i giovanissimi prenderanno parte a pieno titolo a tutte le attività dei fratelli “più grandi”.

E così, ospiti delle Suore Francescane Missionarie di Susa presso il Centro “Beato Rosaz”, tutti insieme abbiamo dato il “la” alle attività del nuovo anno, sotto la guida del super-collaudato padre Davide Traina o.p.

Tema del ritiro era l’aiuto verso il prossimo, il farsi vicini gli uni agli altri in maniera gratuita.

L’argomento è stato sviluppato per gradi. Si è cominciato il sabato pomeriggio con un gioco: prendendo spunto dalle recenti Paralimpiadi, i giovani, divisi in sottogruppi, si sono assunti ognuno un “handicap” e con questa limitazione hanno dovuto portare a termine una prova pratica aiutandosi a vicenda. Il gioco è stato divertente ma allo stesso tempo molto istruttivo. Come infatti è emerso nel dibattito che ne è seguito, tutti hanno constatato come anche il più semplice gesto quotidiano sia impossibile da compiere senza un qualche aiuto dall’esterno. Prenderne atto è servito a farci capire quanto un piccolo aiuto verso un fratello in difficoltà può essere determinante.

Dopo una deliziosa cena preparata con grande maestria dalle Suore, l’attività è proseguita con la visione del film “Un sogno per domani” di Mimi Leder, seguita da un breve momento di riflessione e di preghiera. Qui il tema dell’aiuto fraterno ha allargato i suoi orizzonti: se prima ci si è soffermati sull’utilità di un aiuto prettamente fisico, pratico, ora si aggiunge la consapevolezza che oltre quel gesto pratico si nasconde un desiderio di cambiamento radicale. Cambiamento di cosa? Del mondo, della vita di chi non riesce a farcela da solo, della durezza del cuore di molte persone che chiudono gli occhi di fronte alla sofferenza… Un piccolo gesto d’amore che riesce a colpire dritto al cuore chi lo riceve, il quale non riesce a fare a meno di trasmetterlo a sua volta ad altri, innescando una reazione a catena che spinge per arrivare fino ai confini del mondo.

Infine nella mattinata di domenica la riflessione si è spostata sulla dimensione cristiana analizzando la parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 30-37) attraverso l’omonimo dipinto di Vincent Van Gogh del 1890. È qui che il tema del nostro ritiro ha trovato la sua massima espressione: chi meglio di Gesù infatti può farci capire cosa significa essere amati? Chi meglio di Lui può insegnarci ad amare? Lui che per primo è stato amato da Dio e Lui che per primo ha amato gli uomini di un amore immenso, gratuito. È stato un insegnamento forte: i personaggi della parabola rappresentano tutte le nostre debolezze, le nostre indifferenze di fronte al male, ma anche il nostro farci vicino e aiutare il prossimo nel corpo e nello spirito. Alla lettura della Parola è seguito un dibattito volto ad attualizzare concretamente il racconto della parabola. Ognuno di noi si è sentito un po’ come il malcapitato, un po’ come il sacerdote indifferente, un po’ come il buon samaritano. Tutti aspetti che ci hanno aiutato ad aprire gli occhi sulla nostra vita quotidiana e che verranno sviluppati nel corso dell’anno.

Senza dubbio questo ritiro spirituale è stato per tutti un grande momento di fraternità, di condivisione e di divertimento. Il giusto mix per affrontare al meglio i nostri prossimi incontri!





Un motore chiamato DESIDERIO

11 09 2012

Parlare di “desiderio” a proposito della vita spirituale potrebbe suscitare disagio, ritenendo che lasciare libero corso a esso condurrebbe a una vita senza freni e schiava degli impulsi, disattendendo i valori scelti. Il desiderio potrebbe anche rievocare le sofferenze più forti ricevute nella vita: un affetto non corrisposto, un’amicizia tradita, un bel gesto incompreso, una serie di situazioni in cui l’apertura di sé e l’espressione di ciò che si aveva di più caro ha comportato ferite profonde. Da qui la tentazione di concludere che una vita senza desideri sarebbe più tranquilla, ordinata e stabile. Il desiderio non può essere cancellato così facilmente. Desideri e affetti, nel loro binomio inseparabile, costituiscono l’elemento basilare della vita psichica, intellettuale e spirituale, sono la sorgente di ogni attività; pur apparendo talvolta un insieme caotico e complicato, essi rimandano a realtà fondamentali e necessarie, che danno sapore alla vita, perché la rendono interessante, “gustosa”. San Tommaso associa con acume il desiderio allo stesso atto della vista, un’operazione essenzialmente selettiva, che si sofferma su ciò che cattura il cuore. Il desiderio occupa inoltre un posto fondamentale nella stessa rivelazione biblica, a differenza di altre tradizioni religiose, al punto da costituire un elemento specifico della relazione con Dio: “La perfezione suprema per il buddismo è “uccidere il desiderio”. Gli uomini della Bibbia, anche i più vicini a Dio, quanto appaiono lontani da questo sogno! Al contrario, la Bibbia è piena del tumulto e del conflitto di tutte le forme del desiderio. Certo, è ben lontana dall’approvarle tutte (…), ma in tal modo prendono tutta la loro forza e danno tutto il suo valore all’esistenza dell’uomo”. D’altra parte, tutte queste precauzioni e timori mostrano per contrasto la potenza e il ruolo del desiderio nella vita. Esso è veramente in grado di accendere tutto l’essere, dando gusto, forza, coraggio e speranza di fronte a decisioni e difficoltà. Come osserva R. May: “Il desiderio porta calore, contenuto, immaginazione, gioco infantile, freschezza e ricchezza alla volontà. La volontà dà l’auto-direzione, la maturità del desiderio. La volontà tutela il desiderio permettendogli di continuare senza correre rischi eccessivi. Ma senza desiderio, la volontà perde la sua linfa vitale, la sua vitalità e tende a estinguersi nell’autocontraddizione”. Spesso è proprio la mancanza del desiderio a costituire lo spartiacque tra un progetto riuscito, coerente e duraturo, e le mille velleità e buoni propositi. Il desiderio infatti, parafrasando lo psicologo Kubie, consente di attuare l’unico tipo di trasformazione duraturo, cioè “cambiare nella capacità di cambiare”: ciò consente di riportare ordine nel disordine. Quando il desiderio è vero, autentico, conduce a operare una radicale ristrutturazione, a “mettere ordine nella propria vita”, come direbbe sant’Ignazio, giungendo ad essere un uomo capace di gustare e godere di essa, in altre parole di essere contento. Ma che cosa si intende con il termine “desiderio”? E come è possibile riconoscerne la possibile autenticità e profondità? In ambito psicologico si distingue anzitutto “desiderio” da “bisogno”. Il desiderio, a differenza del bisogno, ha una radice più sottile e complessa, legata alla storia, alla memoria, agli affetti dell’individuo: esso ha anche a che fare con la fantasia e non è facilmente concretizzabile in un oggetto immediato, come avviene invece nel bisogno. Sarebbe dunque riduttivo identificare il desiderio col piacere o con l’appagamento sessuale; esso è piuttosto un elemento che attraversa tutti gli aspetti della vita, intellettuale, spirituale, relazionale, ludico. C’è un elemento di continuità nel desiderio che indica una direzione, un percorso, un senso al vivere, a differenza del bisogno che è puntuale, limitato, circoscritto e di breve durata. Ma è possibile elaborare una “graduatoria” dei desideri per riconoscerne la validità e la verità? La gravità di questi interrogativi, irrinunciabili, mostra, oltre all’importanza di conoscere i propri desideri, anche l’aiuto efficace che può giungere da un percorso di vita spirituale. È infatti nella lettura e interpretazione del desiderio che il discorso psicologico incontra alcuni elementi fondamentali della vita spirituale, come l’ascesi e la rinuncia: esse non sono da intendersi come nemiche del desiderio, ma come un percorso di verifica e maturazione di ciò che veramente vale, tralasciando quanto, pur attraente, toglie gusto alla vita, lasciando la persona in balìa del capriccio. Presupposto indispensabile a questo lavoro è la fiducia che i desideri profondi troveranno un loro compimento e una loro realizzazione adeguata. Ciò implica una concezione della vita e del mondo all’insegna dell’ordine e del senso, per cui valga quindi la pena impegnarsi e faticare. Non a caso il desiderio è anche un simbolo potente per riconoscere la presenza di Dio nella propria vita; lo stesso Vangelo può essere presentato come una fondamentale educazione ai desideri. Si pensi, per esempio, alla domanda iniziale di Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Che cercate?” (1, 38), una domanda che invita a fare chiarezza nel cuore prima della sequela. Anche nel contesto proprio del miracolo, Gesù rimanda al desiderio; quando si trova di fronte al paralitico della piscina di Betzatà gli chiede anzitutto: “Vuoi guarire?” (Giovanni, 5, 6). Non è una domanda scontata, e infatti il malato non vi risponde, ma continua a parlare dei problemi che gli sono familiari, i problemi della giornata tipica del paralitico. “Guarire” significa fare i conti con la paura di perdere una situazione magari disagevole ma nota, per iniziare una vita nuova. Perché ci sia un cambiamento non basta dunque “stare male”, essere esasperati: occorre soprattutto il desiderio convinto di introdurre una novità nella propria vita, essendo disposti ad affrontarne il costo. Ponendo questo interrogativo, Gesù invita a riconoscere che cosa è importante desiderare nella vita, come guida per ogni passo ulteriore, di guarigione e di salvezza. Come conoscere dunque la possibile verità e profondità del proprio desiderio? Un primo criterio di valutazione è la sua durata nel tempo. Il desiderio profondo non si spegne con il passare del tempo, ma anzi come il granello di senapa della parabola (cfr Marco, 4, 31 s) cresce sempre più. Le difficoltà e gli insuccessi solitamente non spengono il desiderio profondo, ma semmai lo rafforzano; è come quando si ha sete, se non si trova da bere, non per questo si rinuncia, anzi a un certo punto ciò finisce per occupare tutto il corso dei pensieri e dei progetti. Questa caratteristica era stata ben riconosciuta dai Padri della Chiesa. San Gregorio Magno riscontra nei tentativi di Maria Maddalena di trovare il Signore al sepolcro la dinamica del desiderio spirituale, che cresce e si rafforza nonostante le difficoltà: “Cercò dunque una prima volta, ma non trovò; perseverò nel cercare, e le fu dato di trovare. Avvenne così che i desideri col protrarsi crescessero, e crescendo raggiungessero l’oggetto delle ricerche. I santi desideri crescono col protrarsi. Se invece nell’attesa si affievoliscono è segno che non erano veri desideri“. Sant’Ignazio di Loyola compie la prima fondamentale esperienza di Dio ascoltando il proprio cuore e notando questa strana alternanza: i desideri mondani vengono assimilati facilmente, ma non hanno durata e alla fine lasciano vuoti, con l’amaro in bocca. Il desiderio di Dio (“andare a Gerusalemme a piedi nudi, non cibarsi che di erbe, praticare tutte le austerità che aveva conosciute abituali ai santi”) invece presenta inizialmente una certa resistenza, ma una volta accolto reca pace e serenità profonde, che durano nel tempo. Quando racconta quest’esperienza, erano trascorsi più di 30 anni, eppure il desiderio di Gerusalemme continuava a riempire e a infiammare il cuore di Ignazio. In secondo luogo è importante notare se da un desiderio ne nascono altri, che diventano di aiuto e stimolo per attuare altre cose, altrettanto buone. È la “circolarità” propria dello spirito: si nota, ad esempio, che intraprendere un’attività caritativa aiuta a vivere meglio altri momenti della giornata, come la preghiera, lo studio, le relazioni. È un’altra maniera di notare come il desiderio cresce con il tempo, pacificando e rasserenando.

Per poter compiere ciò è tuttavia indispensabile fermarsi e mettere una certa distanza rispetto al vissuto interiore. È come quando si vuole osservare nel suo insieme una città, una regione: occorre guardarla da lontano. Per sant’Ignazio questo momento di stacco nei confronti del vissuto era dato dall’esame di coscienza, un invito a rivedere la propria giornata da un punto di vista particolare, notando, ad esempio, i desideri che l’hanno accompagnata. La rilettura della propria vita è uno dei gesti più sacri e importanti che si possano compiere, un gesto purtroppo spesso disatteso, o attuato troppo tardi, prima di morire. Poterlo compiere con calma e, come suggerisce Ignazio, in spirito di ringraziamento, aiuta non solo a riconoscere i desideri profondi, ma anche a purificarli, vivendo diversamente i propri fallimenti. È importante comunque che questo confronto comprenda anche una persona esperta e istruita a proposito delle realtà spirituali. Tale persona dovrebbe essere soprattutto capace di ascolto: spesso non è necessario dire molte cose, perché chi racconta, nel momento stesso in cui parla, vede dispiegarsi davanti a sé il vissuto, raggiungendo quello che Ricoeur chiama “la propria identità narrativa”. Ci si conosce soltanto raccontandosi a un altro, in un contesto di gratuità accogliente, senza l’assillo del dovere o l’angoscia del giudizio. L’accompagnamento spirituale non è finalizzato a ottenere una risposta a buon mercato su di un problema immediato, ma è un lavoro lento, profondo e faticoso, di indubbio aiuto per la conoscenza di sé anche dal punto di vista umano. Un frutto prezioso di questa lettura è anche di saper imparare dagli errori commessi, una caratteristica, questa, propria dei santi. Come la scienza e la civiltà, anche la vita spirituale di ciascuno procede per tentativi ed errori; lo stesso peccato racchiude un insegnamento, e finché esso non viene colto, si rischia di restarne prigionieri. Quando invece si giunge a decifrare il valore simbolico di un desiderio che si presentava come “cattivo”, esso stranamente perde il suo potere “magico”, compulsivo verso il male, rivelando quel bene di cui si era da sempre alla ricerca, come avevano notato i maestri spirituali: “Una volta che si è messo a nudo il desiderio fondamentale – che è sempre desiderio di un assoluto d’amore – (…) i mille piccoli desideri apparentemente cattivi che gli servivano da esca perdono il loro potere di fascinazione e non sono più provati come una “vertigine” quasi irresistibile o come “pericolosi”, contrariamente a quanto sembravano essere prima“. Lungi dunque dall’essere preda del materialismo più sfrenato, il mondo dei desideri rimanda essenzialmente alla dimensione spirituale, trascendente, perché invita a uscire da se stessi, a elaborare un progetto, a scommettere su di esso, anche con sacrificio, portando a compimento quanto sta realmente a cuore, perché capace di dare senso, cioè significato e direzione, alla propria vita.

I Frati Predicatori (Domenicani)





La spiritualità viaggia on-line

3 07 2012

Siti cattolici, consigli spirituali, sacerdoti su Facebook e il Vaticano su YouTube… Come si vive la spiritualità al tempo di internet e delle nuove tecnologie.

Internet e Spiritualità